ROMA ALL’ULTIMO POSTO PER LA QUALITÀ DELL’ARIA

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Photo by Fred Rivett on Unsplash

Nella Capitale non ‘tira’ certo una buona aria. E questa volta non è solo colpa della pandemia da Covid-19. Ad appesantire la situazione e soprattutto l’atmosfera intorno a noi c’è anche l’allarme smog e l’inquinamento atmosferico che attestano Roma ultima in classifica in quanto a qualità dell’aria.

Decisamente pollice verso per la nostra città che dalle pagelle redatte nel report di Legambiente “Mal d’aria” risulta essere il peggior centro abitato di tutta la Regione per via delle concentrazioni medie annue di polveri sottili registrate (Pm10 e Pm2,5) e biossido di azoto (NO2).

I voti? Decisamente disastrosi: Roma 0, Frosinone e Latina 3, Rieti 5 e Viterbo 7. Nei cinque anni presi in considerazione dall’analisi (2014-2018) la Capitale infatti riporta valutazioni scoraggianti  di NO2, che superano i limiti di legge e anche quelli sanitari, con picchi annuali di media pari a 51 µg/mc.

Come riportato nel dettagliato report di Legambiente solo il  15% delle città ha raggiunto nei cinque anni un voto sufficiente: Sassari (voto 9), Macerata (voto 8), Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo (voto 7), L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani (voto 6). L’85% è invece sotto la sufficienza: fanalini di coda Torino, Roma, Palermo, Milano e Como (voto 0). 

Non a caso la maggior parte delle città  (l’85% del totale), sono sotto la sufficienza e scontano il mancato rispetto negli anni soprattutto del limite suggerito per il Pm2,5 e in molti casi anche per il Pm10. Fanalini di coda le città di Torino, Roma, Palermo, Milano e Como (voto 0) perché nei cinque anni considerati non hanno mai rispettato nemmeno per uno solo dei parametri il limite di tutela della salute previsto dall’OMS. Dati che Legambiente ha lanciato nello scorso mese di ottobre, periodo da cui hanno preso il via le misure e le limitazioni antismog previste dall’«Accordo di bacino padano» in diversi territori del Paese per cercare di ridurre l’inquinamento atmosferico, una piaga dei nostri tempi al pari della pandemia e che ogni anno, solo per l’Italia, causa 60mila morti premature e ingenti costi sanitari. L’Italia infatti, detiene insieme alla Germania il triste primato a livello europeo.

Come si può quindi ‘combattere’ davvero l’inquinamento atmosferico per affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica? Iniziando sicuramente da misure preventive, efficaci, strutturate e durature. Praticamente tutto ciò che non è stato ancora attuato nel nostro Paese.  Ed è proprio questo l’obiettivo che Legambiente cerca di far capire e, anno dopo anno, torna a ribadire a gran voce. C’è urgenza di puntare su una mobilità urbana sempre più condivisa e sostenibile, potenziando magari lo sharing mobility.

Legambiente infatti ricorda di come la Legge di Bilancio 2019 (che ha visto stanziare i primi bonus destinati ai veicoli elettrici, auto e moto), abbia permesso di sperimentare la micromobilità elettrica, mentre con la Legge di Bilancio 2020 è stato possibile equiparare i monopattini con la ciclabilità urbana a cui si è aggiunto il bonus mobilità senz’auto. Tutte misure convergenti e allineate che sono proseguite, anche in tempo emergenziale attraverso i “decreti Covid-19”, con la definizione di nuovi percorsi ciclabili urbani, la precedenza per le bici e le cosiddette “stazioni avanzate”

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