LAURENTINO 38: LA VOGLIA DI RISCATTO SOCIALE BATTE L’INCURIA

Laurentino
Foto ripresa dal post facebook di Case Popolari

Dici Laurentino 38 e non serve aggiungere altro. Borgata, a pochi passi dalla Cristoforo Colombo, dove nel passare degli anni degrado, delinquenza, suicidi, omicidi e spaccio di droga, associate ad occupazioni abusive trentennali, hanno attecchito non solo fra le mura di questi palazzoni, ma anche nel tessuto sociale del  quartiere.

Ma se è impossibile non vedere il lato oscuro che “abita” questa zona, è altrettanto percepibile e forte,  la grande dignità dei residenti che ogni giorno lottano –  da soli – in un luogo dimenticato dalle istituzioni e,  in alcuni casi, pure da Dio.

Costruito sotto i migliori auspici, alla fine degli anni 70, doveva essere un gioiellino d’innovativa architettura, grazie anche agli 11 ponti, creati per unire i blocchi di abitazioni (case popolari e private) insieme a nuovi esercizi commerciali. Ma nel corso del tempo questi luoghi, si sono fatti una brutta nomea, in particolare i ponti che vanno dal 1 all’8, ed in particolar modo il 4 e 5.

Appena arrivi, sai già che dal primo ponte fino all’ultimo, i tuoi spostamenti saranno monitorati a seconda di chi sei e di cosa sei venuto a fare.  Ti ritrovi ‘accerchiato’ da questi immensi palazzoni di cemento che sembrano cadere in pezzi, ma  vantano vie dedicate ai più grandi nomi della letteratura, come via Balzac, via Elsa Morante o via Carlo Levi. Proprio qui dove alcuni – non molti per fortuna – si sono fermati alla quinta elementare  e si registra ancora il 3,5% di analfabetismo.

Perché il Laurentino 38 è così,  un paradosso nel paradosso. Sì, perché nonostante qui (è inutile nasconderlo) lo spaccio avviene ancora come in altre zone della Capitale,  l’impegno dei residenti che provvedono da soli alla riqualificazione di questo quartiere è notevole. Soprattutto nel togliere dalle maglie della droga i giovani che fra una disoccupazione più nera, legata a stretto laccio con un disagio sociale imperante, a volte vedono come unica via d’uscita spacciare o drogarsi. Non a caso, nella zona  molte tempo fa, si sono registrati diversi casi di morte giovanile (suicidi). La  gente qui  ha storie pesanti alle spalle, a cui si aggiungono problemi abitativi non indifferenti.

“Questo quadrante è l’esempio vivente del problema cronico dell’emergenze abitative vissute a Roma, a causa di politiche amministrative a dir poco disastrose” – afferma Carlo P., storico residente del quartiere che prosegue – “Ci sono anziani che vivono nelle case popolari che prendono pensioni sociali da 200/250 euro, e si vedono dover pagarne quasi la metà per spese e condominiali, mal gestite”.

Le  condizioni di questi palazzi, soprattutto in via Melville e via Balzac sembrano davvero disastrose da fuori, entrando a partire dagli androni fino alle cantine, la situazione è ancora peggio. Sembra di trovasi all’interno di qualche città colpita dalla guerra. Muri scrostati, infiltrazioni d’acqua sui muri, portoni fatiscenti e pavimenti divelti.

E che dire  dei cortiletti esterni dove quelli che un tempo erano campetti di calcio, di pallacanestro, di bocce per gli anziani e piste di pattinaggio per i piccoli sono ormai diventati un altro segno del degrado a cui i condomini provvedono da soli.

Ma qui al Laurentino 38, sembra proprio che le istituzioni “si impegnino” a togliere anche quello che potrebbe decisamente ribaltare la situazione sociale, soprattutto dei giovani.Tutto questo in una zona dove la gente si rispetta e aiuta da sé, insieme alle molteplici associazioni di volontariato. Fra il bene e male quotidiano che l’avvolge, e dove vige da sempre un codice etico silenzioso.

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