L’ITALIA, C’È O NO, NELLO SPAZIO CHE CONTA?

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L’Italia, oggi più che mai, è sempre più ‘lanciata’ nello spazio. Legati come siamo con gli Stati Uniti; dopo i francesi e i tedeschi non a caso siamo la terza forza dell’ E.s.a. – Agenzia spaziale europea, e come cittadini paghiamo un importo procapite pari al costo di un biglietto del cinema per entrare nella porta di accesso allo spazio per l’Europa.

Nonostante il nostro Paese abbia tutte le potenzialità industriali, tecnologiche e scientifiche per partecipare attivamente al programma che, spiace dirlo, pare puntare al controllo e allo sfruttamento economico dello spazio oltre il nostro pianeta, qualcosa ci rende ancora dei nani rispetto ai cugini europei e mondiali. Ma vediamo perché.

Occorrerebbe avere a mente che questa materia si sviluppa nel lungo periodo, ed ottenere quindi risultati subitanei è solo propaganda illusoria per tutti; avere poi un nostro rappresentante a capo dell’ Esa sarebbe come ribadire il nostro peso, in modo concreto, di Paese membro visto che abbiamo in gioco delle realtà di assoluta eccellenza come Avio e tutte le altre alle aziende della filiera di Colleferro, specializzate nei satelliti di piccola dimensione. Peraltro, tanto per dire, c’è qualcuno che dei satelliti ha fatto il proprio business.

Eppure, anche partecipando attivamente alla missione Nasa “Artemis”, certamente come tutti per colonizzare il satellite Luna, non siamo stati in grado di esprimere a Parigi – sede dell’Esa-  il nuovo direttore dell’ente spaziale che per noi poteva già essere donna: Simonetta Di Pippo, quella astrofisica a capo delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio extra atmosferico premiata nel lontano 2006 come cavaliere al merito della repubblica Italiana, tanto per dire; beh, siamo riusciti a metterla in una competizione – ferale – un fuoco amico – con un altro astrofisico, l’ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, con il risultato di mostrare al mondo – terrestre, questa volta- le nostre belle beghe di palazzo, e quindi kaputt Italia!

Dico kaputt perché il posto poi se lo è preso un austriaco, Josef Aschbacher, che guida a Frascati il Centro europeo per l’osservazione della Terra, uno dei sei centri dell’Agenzia Spaziale Europea responsabile per il telerilevamento (Esrin). Aschbacher, dunque, batte Italia 2-0 e batte pure Parigi, che giocava in casa e già forte nella struttura spaziale europea .

Scelta l’Austria, quindi, da oggi anche i piccoli possono dire di essere in Esa, ma l’Italia…semplicemente no! Non c’è. Ne tra i grandi ne tra i piccoli. Per la prima volta nella storia dell’Esa viene data ad un piccolo membro la stessa rilevanza dei tre grandi, è questa la novità. Aggiungerei inoltre che i rivali sono ancora più rivali per il fatto che l’Austria di Sebastian Kurz, ce la ricordiamo tutti, giocava con il Sud Tirolo e con i migranti italiani, ed ora può permettersi di sbeffeggiarci un altro po’, avendo vinto in dote un bel po’ di potere scientifico europeo fatto di gestione dei fondi miliardari dell’Esa.  

Aver perso la poltrona principale dell’Esa, grazie all’azzardo della doppia candidatura italiana, ci ha tolto le chiavi dell’Agenzia spaziale europea, e forse frenerà la nostra – umile ma fattiva-  corsa allo spazio.

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