URGE NUOVA EDILIZIA GREEN, FUNZIONALE E NON PER MODA

La pandemia ha colpito anche e soprattutto loro, i nostri amati centri storici, luoghi da sempre deputati all’aggregazione felice dei cittadini. Spazi pensati per raccogliere, radunare, creare momenti anche culturali, non solo fast food.

Salotti bellissimi, come Piazza del Popolo di Ascoli Piceno, sincretismo perfetto di materiali romani e di stile longobardo, non dimentico piazza del Campo a Siena per la sua unicità o anche salotti monumentali ed esageratamente spaziosi come Piazza del popolo a Roma, dove una volta c’era il boschetto di Nerone e dall’800 ampliata e ristrutturata da Valadier con il suo stile neoclassico.

Si potrebbe proseguire per ore a raccontarvi le piazze e i centri storici più belli d’Italia tutti, in definitiva, accomunati dal gusto del bello, il nostro italico sentimento e modus vivendi ammirato e studiato da tutto il mondo. Eppure, chi di noi, ultimamente, non ha trovato desolante tornare a casa dopo aver fatto quattro passi nel proprio amato centro storico, ri-trovato povero e quasi abbandonato? La bestia pandemica ce li consegna inanimati ma presto i nostri centri storici saranno destinati a tornare il fulcro della vita cittadina, soprattutto grazie ai nuovi progetti che prevedono materiali sostenibili, per una architettura inclusiva e green. Prima c’era il laterizio, presente ovunque ad arredare gli esterni, frutto della cultura artigianale che si è tramandata per secoli, che oggi ritorna nella sua bellezza e resilienza, accanto alle ceramiche colorate e al gress.

Come le vecchie stazioni ferroviarie, anche le piazze dei nostri centri storici attendono un restyling intelligente, ed anche qui dovrebbe espandersi il concetto di edilizia green.

Infatti se ne vedono già di belle con il gioco delle ceramiche policrome, ampie stese di pavimenti in gres, ad esempio, quasi a voler riprendere quel cotto fiorentino che tanto ci sorprende ogni volta che passeggiamo per i borghi toscani. Infatuati i turisti stranieri, quasi normale per noi.

Gli abitanti del post pandemia cercano ora spazi più curati e di qualità per “rendere le città posti migliori dove vivere, e diventare migliori cittadini”, ce lo dice Renzo Piano che da sempre promuove e adotta l’edilizia green. E in definitiva ambienti che non si scostino dal concetto di bellezza: delle vie, degli edifici, delle piazze, per partecipare insieme, nei centri storici rimodernati.

La riqualificazione può e deve ripartire anche nella Capitale, senza macro distinzioni tra centro e periferie, fino ad oggi mondi separati e diversissimi tra loro; c’è tanto da fare e quando si fa bene  – come nel quadrante del porto fluviale a Roma, ad esempio, ex zona industriale – il ritorno è immenso per tutti, cittadini, abitanti, turisti : il traffico delle auto non uccide più, ne diventa quasi un naturale corredo.

E ancora, la rigenerazione urbana alleata dell’ambiente, significa riutilizzare le aree abbandonate come le zone industriali, ma rigenerare significa anche ripristinare le attività economiche e la vitalità sociale, aprire le attività di quartiere, rendere sicura un’area abbandonata. Cosi i quartieri, che riprendono qualità nello spazio pubblico grazie alle insostituibili aree verdi accessibili.

Roma è tra i maggiori polmoni verdi di tutta Europa, al decimo posto con una percentuale di verde cittadino pari al 38%.La capitale è seconda dietro a Reykjavik per le riserve naturali, per un totale di 135 metri per abitante (dati Green Cities Index 2018). Poi è arrivato il Covid-19 e chi lo ha gestito ha pensato di dichiarare guerra ai parchi e al verde, che solo oggi nella seconda ondata pandemica invernale stiamo ri-scoprendo.

Ripensiamo allora a nuove realtà, nuovi quartieri cosiddetti a 15 minuti, in cui tutto si raggiunge a piedi e tutto è iperconnesso, mai nel senso di un facile inquinamento tecnologico quanto semmai dotato di funzionalità per vivere meglio, per cittadini che vivono il quartiere più alleggeriti dai vecchi compromessi di aree pedonali inutili; e cosi i marciapiedi fatiscenti che oggi invece possono e debbono apparire tappeti per i dehors elegantissimi, bar e ristoranti che arredano e riconquistano i nostri centri urbani, troppo appesantiti da logiche di centri commerciali, nuove aride piazze, queste, dove…non-incontro ma compro.

Operazioni di bellezza che si possono ricercare con le ceramiche colorate e il gres porcellanato, dicevamo, materiali da sempre amati dagli architetti per riqualificare aree comuni, edifici residenziali e pubblici, scuole, ospedali, stazioni, aeroporti, uffici, tutte soluzioni oggi a “portata di assessore all’urbanistica” grazie alle soluzioni che rientrano nell’incentivo del 110 per cento.

Via! dunque le costruzioni delle periferie risalenti agli anni Settanta-Novanta, ormai degradate, e si! al ripensamento della bellezza, grazie ad un’edilizia green che adotta soluzioni e materiali all’avanguardia, funzionali ed estetici, per un solo obiettivo: mgliorare la qualità della vita di chi vi abita.

Se non siete ancora convinti che tanto e bene si potrà fare, andatevi a spulciare i concorsi La Ceramica e il Progetto e la ventisettesima edizione del Ceramics of Italy Tile Competition : qui hanno premiano le migliori realizzazioni architettoniche con ceramica italiana in Italia e nel Nord America. Avremo indietro anche il Colosseo, fatto di laterizi che dopo oltre duemila anni sono ancora lì, in tutto il suo imponente splendore. C’è solo da attendere che si vengano a prendere quelle gru–albatross giganti perforanti, che lo ammantano di bruttezza e che sono peggio del Covid-19, a dirla tutta.

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