LA GROENLANDIA DICE ‘STOP’ ALLE ATTIVITA’ PETROLIFERE

Sfruttare ancora e per molto tempo le fonti fossili del nostro pianeta non conviene più. Per tutta una serie di motivi, non soltanto economici. O meglio, chi ancora si ostina a produrre con il ciclo del petrolio ha indubbi vantaggi – personali- di natura economica, ora e ancora, ma a medio-lungo termine questa scelta lenta a morire produrrà un effetto rebound per tutti noi poveri, forse ignari, abitanti del pianeta Terra.

Tra le prime ad aver capito la lezione ci sono quelle terre lontane dell’estremo Nord, la Groenlandia in testa, che ha deciso di vietare le attività petrolifere e quindi di dire stop allo sfruttamento delle riserve petrolifere sul proprio territorio, appunto, come dicevamo, per ragioni economiche e climatiche. Certo, rinunciare ai 51 miliardi di barili stimati sotto i loro ghiacci non è proprio banale per chi vive di pesca e poco altro, diciamo che si tratta all’incirca del 20% di tutte le riserve petrolifere non ancora sfruttate nel Pianeta; ma il governo guidato da Mute Egede  – sinistra più ecologisti – lo ha detto a chiare lettere pochi giorni fa: lo sfruttamento delle fonti fossili è poco redditizio e troppo pericoloso per il nostro clima e ambiente.

Stiamo parlando della Groenlandia, un territorio autonomo ma danese situato tra l’oceano Atlantico del Nord e l’oceano Artico. La sua superficie terrestre è ricoperta prevalentemente di ghiaccio e la maggior parte dell’esigua popolazione vive lungo la costa, nei fiordi liberi da ghiacciai, soprattutto nella zona sud-ovest. Per via della posizione geografica, ancora più a nord del Circolo polare artico, la Groenlandia è caratterizzata da fenomeni naturali come il sole di mezzanotte in estate e l’aurora boreale in inverno. Bene, tutto questo spettacolo della natura lo considerano ora minacciato dall’attuale sistema.

Assieme a questa riforma, i groenlandesi inuit stanno riflettendo anche ad una seconda legge per vietare l’estrazione di uranio, attività che viene svolta dagli australiani e che viene ora osteggiata dalla popolazione locale,  contraria allo sfruttamento dell’uranio.

Il cambiamento è epocale : dopo le sette autorizzazioni concesse alle diverse grandi imprese petrolifere, correva l’anno 2010,  per esplorare, carotare e recuperare il greggio presente nel sottosuolo ghiacciato, ora lo stop appare davvero significativo e la motivazione è proprio che lo sfruttamento del petrolio rischierebbe di compromettere il complesso ecosistema locale della Groenlandia

Vogliamo leggere e riflettere su queste parole, del MInistro delle Risorse, Naaja Nathanielsen : “Si tratta di una tappa logica, poiché per noi la crisi climatica è una questione seria”.

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